Le Comunità Montane, nate in seguito all’applicazione della Legge Nazionale n. 1102/71 e della Legge Regionale Lombarda n. 26/73, sono enti territoriali di programmazione che agiscono in specifici territori delimitati, riguardanti le zone dichiarate montane e parzialmente montane.
La nostra Comunità Montana è nata ufficialmente il 14 ottobre del 1974, mentre il proprio Statuto è stato definitivamente approvato dalla Regione Lombardia l’11 settembre 1974. Sono dunque passati 32 anni dal giorno in cui si è riunita la prima Assemblea Comunitaria. Trentadue anni di lavoro e di impegno che hanno lasciato un segno preciso all’interno della realtà amministrativa e socio-economica di questa parte del lago d’Iseo.
I Comuni, infatti, in virtù dei poteri conferiti loro dalle Leggi, procedendo ognuno per proprio conto, non riuscivano ad incidere sui grandi temi e sui grossi problemi che si presentavano e che venivano avanti con decisione. Temi riguardanti la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del lago d’Iseo, la viabilità della SS 510 e il dissesto idrogeologico della montagna.
Si assisteva quindi, ad iniziative soprattutto legate alla buona volontà delle singole amministrazioni locali che si scontravano, purtroppo, con l’inadeguatezza degli strumenti amministrativi a loro disposizione.
L’Ente Comunità Montana andò a colmare uno spazio che altrimenti sarebbe rimasto vuoto.
È stata fin dall’inizio un’esperienza non facile in quanto vi fu la possibilità di affrontare immediatamente in maniera nuova e diversa i problemi di carattere sovracomunale.
Una delle polemiche iniziali fu legata al fatto che i primi settori di intervento non comprendevano il turismo, lo sport, l’istruzione ecc. con conseguente mancanza di deleghe assessoriali. Fu una scelta precisa che voleva significare il rispetto per quelle realtà esistenti (Azienda autonoma di soggiorno ecc.) che già operavano sul territorio.
Un’altra parola d’ordine dei primi anni di lavoro fu poi quella di non gestire nessuna struttura permanente nel settore dei servizi, a differenza di quanto fatto da altre Comunità Montane che gestivano consorzi di nettezza urbana, centri di servizi sociali, ecc.
Si cercò, insomma, di rimanere nell’ambito della legge istitutiva che delegava alle Comunità Montane compiti soprattutto di programmazione territoriale. Alla stessa stregua, sin dall’inizio, si disse no alla miriade di richieste di contributo che andavano dalle manifestazioni parrocchiali alle corse ciclistiche, volendo, con questa scelta, impegnare tutte le risorse possibili nella salvaguardia del territorio e dell’ambiente.
Il ruolo delle Comunità Montane, infatti, prima che di governo, è un ruolo di promozione, rilancio nei confronti del territorio, che nulla deve andare a togliere all’autonomia dei singoli comuni. Uno dei passaggi fondamentali per restare estranei ai problemi paralizzanti è stata la decisione di restare fuori dell’USSL e quindi evitare il grosso carrozzone della sanità. Liberi da problemi di governo e di gestione, abbiamo potuto impegnarci nella soluzione delle vere emergenze del nostro territorio costituite dall’inquinamento del lago e dall’impoverimento della montagna.
La parola d’ordine più significativa era quella che la salvaguardia pura e semplice del territorio, senza interventi modificativi, avrebbe costituito fattore d miglioramento socio-economico di tutto il territorio, se non addirittura momento di produzione e di ricchezza. Videro la luce il Consorzio per la Tutela Ambientale del Sebino, il Consorzio per la Gestione della Riserva Naturale delle Torbiere Del Sebino, i Consorzi per la progettazione definitiva della Strada Statale n. 510 ed il Consorzio per la tutela del territorio di Ome e Monticelli Brusati; la costituzione delle Cooperative agricole per le malghe, con la costituzione della malga sociale della Foppella.
Abbiamo cercato, anche nel settore dell’agricoltura di montagna, di non trasformare contadini e mandriani in persone perennemente assistite, dando vita quindi ad un’apposita cooperativa che si auto gestisce e che non incide sul bilancio della Comunità Montana.
Il problema riguardante la ristrettezza dell’ambito comunitario, è stato poi superato, per quanto riguarda la parte sud del territorio, con l’inserimento a titolo volontaristico dei Comini di Paratico, Provaglio d’Iseo e Cortefranca; complementi naturali di un territorio che altrimenti avrebbe avuto notevoli difficoltà a programmare la propria esistenza. Con l’inserimento di questi tre Comini, la zona ha recuperato un certo grado di omogeneità che le ha consentito un miglior lavoro di programmazione e di relazione più equilibrato, ponendo le necessarie premesse verso una pianificazione organica del proprio territorio, sotto ogni punto di vista.

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