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Le funzioni
Sulla strada che costeggia il Sebino, appena prima del centro di Sale Marasino, si incontra, in località Curetto, la suggestiva Chiesa di San Pietro dei Disciplini. Questa Pieve fu intitolata ai Santi Pietro e Paolo e, in seguito, si aggiunse il culto di San Rocco.
La chiesa, da annoverarsi fra le “Pievi rustiche” a navata unica, fu restaurata nel 1990 ed è attualmente utilizzata dalla Comunità Montana come sala per cerimonie, riunioni e conferenze.
Si trattò dapprima di una piccola chiesa, quasi una rotonda, decorata da un discepolo del Romanino e già nel 1521 apparteneva ad una Disciplina che aveva iniziato a farla edificare.
Organismi come le “scholae” si svilupparono a Sale Marasino (confraternita dei Disciplini) all’inizio del XVI secolo grazie allo sviluppo dell’attività laniera in alternativa alla modesta attività agricola. Queste “scholae” perseguivano fini di elevazione spirituale non trascurando scopi di mutua assistenza e predisponendo e gestendo capitali.
Dalla consultazione degli atti delle visite pastorali, conservati nell’Archivio Vescovile della Diocesi di Brescia, si ricavano molte notizie interessanti sulla storia di questa chiesa, almeno fino alla soppressione della Disciplina nel 1797.
Durante la peste del 1577-78 nacque accanto alla Disciplina una Confraternita intitolata a San Rocco. Probabilmente la pala raffigurante la Beata Vergine col Bambino in gloria e i Santi Sebastiano, Pietro, Paolo e Rocco, attualmente conservata nella Chiesa di Conche, fu commissionata per suggellare l’unione fra le due confraternite.
Sempre durante quest’epidemia la chiesa fu probabilmente adibita a lazzaretto ed i suoi affreschi furono coperti di calce.
Nel ‘600 la chiesa fu ampliata e effettuata la copertura a botte della volta decorata con stucchi e dipinti.
Nel ‘700 l’istituzione decadde e fu oggetto di aspre contese con l’autorità parrocchiale.
Cessata la bufera, alla fine del ‘700, la chiesa divenne un’appendice dell’attigua casa colonica.
Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1856, il Comune acquistò la chiesa e la casa colonica per costruirci l’ospedale. La costruzione avvenne nel 1865.
Durante la prima guerra mondiale divenne magazzino militare, nel 1930 casa del Fascio e in seguito proprietà dell’ECA. Fu restaurata nel 1983.
La facciata ricalca le caratteristiche comuni delle pievi rustiche, con portale centrale sormontato da un rosone e affiancato da due basse finestre semicircolari, mentre il tetto è a doppio spiovente. Il portale di ingresso è molto basso, ma armonico, con lesene e architrave, sormontato da una leggera lunetta semicircolare, in pietra di Sarnico.
A sinistra la pieve è affiancata da un campanile a base quadrangolare a destra da una casa colonica.
Le dimensioni di questi edifici sono generalmente modeste. Lo spazio interno presenta una grande semplicità di impianto a navata unica. Si differenzia dalle altre pievi rustiche per la presenza di un elegante matroneo, il cui soffitto è a tavole di legno dipinto.
L’aula è spazialmente interrotta da tre archi che dopo i rifacimenti secenteschi sono a tutto sesto e costituiscono, con le lesene, l’unico elemento che movimenta l’architettura. Gli archi appoggiano su due colonne in scaiola e delimitano la parte anteriore della navata che ha anche la soffittatura più bassa.
Due nicchie laterali nella prima parte della navata contengono le statue di San Carlo Borromeo e San Rocco.
La zona presbiterale, in origine di forma poligonale e delimitata verso l’assemblea da un muretto sormontato da grate, è di forma circolare ed è sopraelevata dal resto dell’aula solamente da due gradini in pietra di Sarnico.
Dai documenti risulta che nel 1861 avesse “tre altari, il maggiore ai Santi Pietro e Paolo, i due laterali uno a San Francesco d’Assisi e l’altro a San Francesco di Paola”. L’altare maggiore è stato trasferito nella Chiesa ausiliaria di Sant’Antonio Abate a Marasino.
Per quanto riguarda gli affreschi abbiamo già detto che molti di questi furono rovinati dalla calce dopo l’utilizzo della chiesa come lazzaretto. Particolare importanza assumono dunque l’affresco del presbiterio (Cristo legato alla colonna e flagellato) facente parte di un ciclo pittorico a tema, l’affresco nel catino absidale (l’Intercessione dei Santi alla Santissima Trinità) opera di Antonio Guadagnini e voluto dalla comunità salese per un voto espresso durante il colera e l’Annunciazione affrescata da Guadagnini nello stesso periodo sull’arco trionfale.
La decorazione secentesca della volta a botte della navata à composta da due grandi dipinti centrali incorniciati da stucchi riproducenti motivi floreali, testine di putti e nastri con due piccoli riquadri per parte che raffigurano figure femminili allegoriche monocrome.
I soggetti delle figure a fresco sono: La liberazione di San Pietro e La conversione di San Paolo.
Al centro della volta della tribuna si trova un dipinto seicentesco, inserito in una cornice di stucco, raffigurante San Rocco che assiste gli appestati.
Sempre seicentesche sono le otto piccole medaglie in cui sono raffigurati San Girolamo, Santa Caterina da Siena, San Lorenzo, San Gregorio Magno, Sant’Agostino ed altri Santi, che si trovano sulle pareti della navata, all’altezza delle finestre.
Gravi sono comunque i danni riportati dai dipinti contenuti nella chiesa, nonostante i restauri recenti, a causa degli anni di abbandono.
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